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RISOTTO SEGRETO 240 340 chefnero

RISOTTO SEGRETO

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Porca puttana… non posso scrivere del mio risotto segreto. Eppure stanno tutti lì a chiedermi la ricetta.
Non parlo di esseri viventi reali. Parlo di tutta la cricca di esseri bastardi che abitano la mia testa di cazzo.
Il risotto non è da tutti. Il risotto è roba da campioni. È un gioco di equilibri difficilissimi. Parlo di temperature, consistenza, cremosità, parmigianosità, e poi qualità del chicco. 
Il riso è fatica, cazzo!!! Avete in mente le mondine? Sapete chi diavolo sono le mondine? Non stavano mica a pecora ad aspettare lo Spirito Santo!
Si spaccavano la schiena per raccogliere quel cazzo di riso nelle risaie, coi piedi a mollo. Un lavoro durissimo.
Bisogna rispettare il riso. Bisogna acquistarlo di grande qualità.
Adesso, prima della ricetta vi svelerò i segreti di Fatima per fare un buon risotto.

1) Comprate ottimo riso non parboiled
2) Il burro non è obbligatorio
3) Il dado ficcatevelo su per il culo se vi piace così tanto. È merda pura e dura.
4) Il soffritto fatelo a parte.
5) Tostate il riso senza grassi.
6) Copritelo con del brodo vegetale preparato con verdure vere.
7) Non giratelo mai durante la cottura. Il riso attacca solo se lo girate.
8) Mantecate a fuoco spento.
9) Lasciatelo cremoso, all’onda e non asciutto tipo asteroide dello spazio profondo. Non riuscireste più a cagarlo il giorno dopo.
Ecco. Il mio risotto è piuttosto famoso… nella cerchia ristretta del mio condominio ovviamente.

RISOTTO CON CRUDITÀ DI VERDURE PRIMAVERILI O ESTIVE

INGREDIENTI PER 4 STRONZI AFFAMATI
400 gr di riso carnaroli
5 pomodori datterini maturi
1 cipollotto di Tropea
1 mazzo di spinacini
1 cuore di sedano
1 mazzetto di aneto
1 mazzetto di basilico
1 mazzetto di coriandolo
1 mazzetto di prezzemolo
1 mazzetto di quello che avete a casa
6 friggitelli
Olio evo qb
1 cucchiaino di aceto di mele
Sale qb
100 gr di parmigiano

PROCEDIMENTO
Dopo aver fatto un brodo di verdure con gli scarti di tutti gli ingredienti tostate il riso, aggiungete il soffitto fatto con il verde del cipollotto e sfumate e coprite con il brodo filtrato. Appena cotto il riso dovrà avere mezzo dito d’acqua sopra. Salate piano, mantecate a fuoco spento con olio a filo e parmigiano, poi aggiungete tutte le verdure tagliate a tocchetti insieme alle erbette e all’aceto. Girate con forza.

Ecco il risotto più fresco del mondo.

RICETTE LETTERARIE

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MACCHINETTE DELLE STAZIONI FERROVIARIE 400 567 chefnero

MACCHINETTE DELLE STAZIONI FERROVIARIE

cuochimabuoni sublime food design le macchinette della satzione ferroviaria

C’è quella dove puoi anche ricaricare il cellulare.
C’è quella con lo zingaro annesso che ti chiede il resto.
C’è quella con gli snack del 1830 dove sulle barrette Kinder ci sta la faccia di Cavour bambino.
C’è quella che non accetta monete, carta di credito e bancomat, la puoi solo guardare.
C’è quella con la tagliola per i polpastrelli. Quella con la tagliola per la mano. Quella con la tagliola per l’avambraccio.
C’è quella che ti spara i prodotti sulle palle.
C’è quella che ti stritola i crackers prima di darteli.
C’è quella che parla ma dice cose poco interessanti.
C’è quella super tecnologica che il tempo che ci metti a leggere le istruzioni hai già perso il treno.
C’è quella senza la mia acqua frizzante preferita.
C’è quella che per prelevare un prodotto devi scrivere la sequenza di Fibonacci.
C’è quella che il caffè te lo da ma senza bicchiere.
C’è quella che gli dai i soldi e non ti da niente in cambio.
C’è quella coi salamini che solo i tedeschi posso mangiare.
C’è quella hipster con lo snack alla rapa rossa.
C’è quella che i baristi usano come confessionale.
C’è quella la scritta “non da resto”.
C’è quella con i Tuc e la Milka al gusto pretzel.
C’è quella che… oh cazzo! Ma  c’è un bambino incastrato dentro… cazzo! chiamate qualcuno…

RECENSIONI

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VÂGH ÍÑ UFÉZZÍ 400 567 chefnero

VÂGH ÍÑ UFÉZZÍ

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VÂGH ÍÑ UFÉZZÍ – Via de’ coltelli, 9 – 40124 Bologna

Quando sarò morto portatemi da Mirco Carati affinché possa smontarmi pezzo per pezzo, organo dopo organo e possa poi cucinarmi e offrire le mie frattaglie ad un gruppo di amici.
Vorrei che prendesse il mio cuore e che lo tagliasse a listarelle! Vorrei lo facesse impanato e fritto, servito in coni di bambù, roba da finger food, roba da mangiare con le mani e poi da leccarsi le dita. La prima che dovrà mangiarlo dovrà essere mia figlia Nina! Va pazza per il cuore fritto.
Poi Mirco dovrà prendere i miei polmoni già affumicati e la mia milza, potrà decidere se farli brasati coi carciofi o servirli in un panino con la ricotta il limone e il pepe nero appena macinato.
A un certo punto dovrà spaccarmi il cranio con la schiena di una mannaia.
Dovrà colpire più volte per spaccare la noce e sentirne il crack per poi estrarre il cervello da testa di minchia. Io ne farei una tartare visto che è già spappolato da tempo.
Ok Mirco, coi miei coglioni puoi farci un dolce, ti bastano almeno per 200 persone! Il primo assaggio è per il professor Sebastiani, e non dimenticare il mosto cotto.
Il culo fallo a fette spesse! Puoi darlo a mio figlio Michele con le brioches bolognesi, le crescentine insomma.
Spero non si dimentichi di pulire bene la mia trippa. Ne ho mangiate di porcherie in vita mia, più di quante ne abbia cucinate!
Le orecchie sono pelose ma croccanti, puoi friggerle e usarle come cucchiaio per il Friggione!
La lingua bollita è servita con rafano, vero?
Bisogna ammettere che una cucina così umana nessuno la fa a Bologna! Nessuno a parte Mirco.
Mirco lavora da una vita con sua moglie Antonella, che con lo sguardo severo può tagliare in due un muro di mattoni, e col suo sorriso ricostruirlo in un attimo.

RECENSIONI

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BUCATINI CON LE SARDE 260 369 chefnero

BUCATINI CON LE SARDE

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Dovrebbe partire tutto dalla fisicità che ognuno di noi ha con le sarde. Sarde, sardelle, sardine. Chiamatele come volete ma dovrete decapitarle e infilare un dito nel loro culo, il pollice che dovrete fare scivolare lungo la colonna vertebrale sentendo sempre la lisca grattare il polpastrello e poi con una pinzata d’unghia strapparla senza rovinare la carne. Così aperte a libro dovrete disporle a pattern su di una padella calda dove avrete fatto scioglie delle acciughe sottolio insieme ad una cipolla tagliata fine, un pizzico di peperoncino fresco e dell’aglio fresco. Dovete lasciarle tostare finché non faranno quel profumino tipico delle cose tostate… bruciato cioè, nella vostra lingua.
Adesso vi darò tre versioni! Voi potrete skippare quelle che non vi interessano.
1) Bucatini con sardelle e burro alla Mantovana come la nonna della Cate
2) Bucatini con le sarde allo zafferano
3) Bucatini con le sarde, salsiccia e ristretto di pomodoro.

Prima però vi darò gli ingredienti base per tutte e tre:

PER 4 PERSONE (sempre che abbiate così tanti amici)
20 sarde
1 mazzo di finocchietto
1 cipolla
4 spicchi d’aglio
4 gr di Bucatini
20 gr di pinoli italiani
5 gr di semi di finocchietto
30 gr di uvetta sultanina
Pangrattato tostato
Olio evo e sale e pepe nero qb

1) MANTOVANA COME LA NONNA DELLA CATE:
50 gr di burro
PROCEDIMENTO:
Cuocete i Bucatini con i gambi del finocchietto. Scolateli al fateli mantecare nel sugo fatto come sopra ma con l’aggiunta dei pinoli, dell’uvetta, dei semi. A fuoco spento mettete il burro e coprite col pangrattato.

2) ALLO ZAFFERANO:
1 bustina di zafferano, niente burro!
PROCEDIMENTO:
Dopo aver tostato le sarde aggiungete i pinoli, l’uvetta, il finocchietto e i semi poi sfumate con acqua di cottura, le sarde si staccheranno dal fondo e torneranno vive a nuotare, mettete i Bucatini e fate stringere. È una pasta asciutta. Finite con lo zafferano e il pangrattato e il pepe nero.

3) CON LA SALSICCIA E IL RISTRETTO DI POMODORO!
2 salsiccie (200 gr)
20 gr di triplo concentrato
PROCEDIMENTO:
Fate cuocere le sarde insieme alla salsiccia e poi sciogliete il concentrato. Mantecate i Bucatini e coprite di pangrattato.

Non provate a farle tutte insieme! Provocano dipendenza!

RICETTE LETTERARIE

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CAFÉ GORILLE 400 567 chefnero

CAFÉ GORILLE

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CAFÉ GORILLE – Via G. De Castilia, 20 – 20124 Milano

Il fatto che il nome di un posto sia ispirato alla storia di uno scimmione che si scopa un giudice è sempre una cosa che su di me ha un certo appeal. Ma non è solo questo… ovviamente… che diavolo stavate pensando?!
Quando penso ad una possibile vacanza dal mio lavoro penso a questa immagine… io nella prima sala del Gorille, quella coi libri, col tavolo comune, e coi tavolini a uovo che hanno vinto il premio per essere i tavolini con il peso specifico più alto di ogni altro elemento della tavola degli elementi.
Io seduto lì, con i miei 200 caffè, il bicchiere di acqua frizzante, qualche buona compagnia umana o di letture, a guardare inebetito tutto ciò che avviene fuori. Il fuori è incredibile.
Hai una linea perpendicolare alla vista che arriva fino a piazzale Lagosta, vedi la gente arrivare e la gente andare, vedi i bambini al parco etc, poi hai una linea parallela alla porta dove vedi la gente da vicino sfrecciarti davanti.
Con questi ultimi hai poco tempo per giudicarli. Io guardo la gente e invento storie. È una malattia lo so.
Ma se sto in un posto che mi aiuta ad inventare storie vuole dire che sto bene in quel posto.
Di contro mi piacerebbe anche avere un dito laser. Tipo quello di ET che si illumina, però il mio spara pure.
Così se in Pinco Pallino mi sta antipatico lo secco con il dito laser, bzzzzz, puff e nuvoletta. Chi non vorrebbe farlo?
L’unica cosa che mi terrorizza è la possibilità che senza pensarci io cerchi di togliermi del prurito dal naso e zac, bzzzz, autolobotomizzazione.
Il Gorille è così. È la mia vacanza ideale.
L’ho provato spesso a pranzo. La formula è bella, perché ti danno sempre un contorno del giorno insieme alla portata principale. Tutto super fresco e colorato.
La barista è gentilissima. Anche il titolare lo è ma è pur sempre un maschio. Mi ricordo bene anche di uno spritz strepitoso e ciliegioso con delle olive calde per aperitivo. Piccoli dettagli che fanno grande un posto.
Datemi il 5 ragazzi! Siete bravissimi.

RECENSIONI

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SULLE NUVOLE 400 566 chefnero

SULLE NUVOLE

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SULLE NUVOLE – Via Garigliano, 12 – 20159 Milano

Nella mia vita il problema più grosso sono i bar. Così come credo anche per molti di voi. Entro così in un argomento che tocca la sensibilità dei più. Quando mi sono trasferito ad Isola mi sentivo felice perché era piena di bar. Ma per lo più bar del cazzo. Macchinette per il video poker, puzza di dita che hanno tenuto sigarette a bruciare il filtro, tazzine luride, sedie e tavolini di merda, completa assenza di quotidiani da rassegna stampa, corrieri della sera smembrati e comunque datati, cannoli regalati con il caffè, torrefazioni faziose e asburgiche, oscurità tipo repubblica di Weimar, hipsteraggio a nastro che quando si siedono hanno i risvoltini che salgono fino al ginocchio che pare sia straripato l’Arno, e devi stare attento a non venire accecato dalle punte cerate dei loro baffetti, e poi a me le donne coi baffi non mi sono mai piaciute, gli uomini invece sono splendidi manichini della ovs, come cazzo fanno?
Visto il quadro generale ormai quasi due anni fa, proprio sotto il mio balcone alzava la cler un bar ristorante bistrot che godeva di ottimi tavolini all’aperto. Come fanno i gatti ho deciso di avvicinarmi lentamente e circospetto.
Per prima cosa ho iniziato a pisciare nell’albero di fronte l’ingresso, giusto per non attirare l’attenzione. Qualche pisciatina dopo decido di entrare, e scopro esserci un divano super comodo in cuoio da cui non ho staccato il mio adorabile culo per anni. Adesso c’è una targa che indica il punto esatto dove hanno poggiato le mie chiappe, ripeto, adorabili.
Chiara è una bella bionda che potrebbe essere Mirandolina di Goldoni, sorriso meraviglioso, discrezione, allegria sincera, serietà e tanti altri complimenti che mi porteranno ad avere un sacco di colazioni gratis. Per quale motivo starei qui a scrivere recensioni? Che foodblogger sarei… cazzo! Chiara è la padrona!
È l’anima del luogo. Mi affeziono. Ad oggi è ancora una delle poche persone a cui rispondo al telefono quando mi chiama.
In questi anni ha assecondato ogni mio capriccio possibile ed immaginabile. Ci facevo colazione e pranzo.
Cornetto al pistacchio, caffè, bicchiere d’acqua frizzante con fetta di limone o bergamotto.
Poi inebetito sul divano, tra un 2000 caffè e altrettante sigarette, fumate rigorosamente fuori, aspettavo il pranzo dove mangiavo un ottimo club sandwich.
Dopo qualche mese hanno deciso di aprire pure a cena. Mi vanto di aver suggerito lo chef. Mi vanto che lo abbiano preso.
Mi vanto che sia ancora lì. Luca Leone Zampa, perché tutti i migliori chef di Isola si chiamano Luca, per legge.
Luca aiutato nei primi tempi da Francesco, il fratello di Chiara ha portato a Milano una forma di cucina bistrot che può invidiarcela solo la Francia, anche lo Zimbabwe.
Dalle mani di Luca ho mangiato il galletto in mattonella, il Tofu mantecato coi granchi, dei primi spettacolari e un dolce che mi piace ricordare con il nome che ho creato per lui: “Come farsi una pera”.
Pera senapata con biscotto al cacao e gorgonzola.
Scusate, mi è diventato duro. Ma non ditelo a Luca, potrebbe pensare male.

RECENSIONI

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CASA RAMEN SUPER 400 567 chefnero

CASA RAMEN SUPER

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CASA RAMEN SUPER – VIA UGO BASSI, 26 – 20159 MILANO

Io quando vado da Casa Ramen Super mi sento come uno dei personaggi della Città Incantata di Miyazaki.
Potrei trasformarmi in un essere magico e mostruoso. Un porco archetipico e feroce.
L’ho provato appena aperto. Ho provato quasi l’intero menù. L’ho provato il sabato a pranzo. Lo provo sempre di sabato a pranzo perché la sera lavoro. Faccio lo stesso lavoro di Luca, lo chef. Mi chiamo come Luca, lo chef. Sono tatuato come Luca, lo chef. Ma lui forse è più bello. Su questo sospendo il giudizio. Però posso vederlo lavorare, perché la cucina è un cunicolo aperto alla vista. Il confronto tra la mia energia e la sua è naturale. Luca è decisamente rilassato e concentrato. Lavora sul dettaglio pinzettando ogni singolo ingrediente. Ogni movimento è un gesto sacro.
Piatto dopo piatto si svolge la matassa del senso e della struttura. Così i suoi collaboratori. Io sono sempre e decisamente più bestiale. E va bene così.

A Milano oggi tutti fanno il Ramen. Anche i locali che fanno solo cazzi al forno dichiarano di fare Ramen. Il Ramen va di moda. Quindi vaffanculo il Ramen per certi versi. Luca aveva ed ha già il miglior ristorante di Ramen in città. Adesso che ne ha aperto un altro, ha deciso di rivisitare la cucina giapponese con idee confortanti, giuste, equilibrate. Ho mangiato bene, posso dirlo.
Unico difetto è che non ha il tocco di un terrone.

Che diavolo ho mangiato? Ho fatto il Brunch! Ah ah! io odio il Brunch. Ma questo è un Brunch che non ha un cazzo a che vedere con i soliti Brunch. Appena arrivato mi hanno fatto accomodare al banco con vista cucina acquario. Ma, porca puttana, stavo morendo di freddo. Ero sotto il bocchettone dell’aria condizionata. Io sulle temperature non faccio testo. Porto il giubbotto di pelle fino ad agosto inoltrato. Lavoro in cucina a 60 gradi costanti. Sono sballato come un termometro ficcato nel culo di un elefante con la febbre a 40.
Quindi lo faccio presente a tutta la sala (i camerieri, intendo). Il ragazzo con la barba è simpatico e mi risponde a tono cercando una soluzione. Avrà pensato al solito figlio di puttana rompicoglioni. Come dargli torto. mi offenderei del contrario. Di me non si può certo dire bene. La grande cortesia del ragazzo si è manifestata offrendomi un tavolino fuori dalla linea di tiro della refrigerazione. Ho apprezzato. Questa è professionalità. Saper leggere la persona che hai davanti. La semplice gentilezza non basta. La semplice gentilezza scassa la minchia. Io  voglio il saper fare. Questo ragazzo ci sa fare. Bravo! 10 e lode.
Poi c’è anche la ragazza. Le chiedo il miglior lambrusco della casa. Se in carta hai un lambrusco vuol dire che dai molta fiducia a quel vino. La ragazza mi chiede se voglio assaggiare  il vino. Io le chiedo se vuole assaggiarlo lei. Dopo di che non vedo più niente. Mi risveglio in una pozza di sangue con la testa fracassata e completamente coperto di vino. No aspetta! questo è successo in un altro posto. La ragazza mi versa il vino, il colore ciliegia è meraviglioso.
La schiuma non è invadente. Il tannino si rivela poco astringente.
Mi piace. Mi piace. Mi piace cosi tanto che in due c’è la scoliamo. La mia ospite dovrà fare il ritratto di me che mangio il Ramen. Sai che culo. Comunque ordino sapendo cosa voglio.

1) Super insalata orientale. Io amo le insalate. Queste tenerezze sotto forma di verdure orientali, primizie tostate, tofu fresco, rafano. Sì. Buona. Cazzo. Buona. Temperatura e croccantezze perfette. Sticazzi, penso. Le insalate sono uno dei piatti più difficili da comporre.

2) Katsusando: Il sandwich delle meraviglie. Da mangiare fino a morire. Cotoletta di vitello con pan panko, agro e pane bianco tagliato veramente alto per sentirne tutta la morbidezza all’affondo del dente. La marezzatura del vitello è giusta. La carne morbida e saporita. Alta. Un bel grasso. Adoro il grasso nella carne. Se penso alle signore che si fanno togliere il grasso dal prosciutto mi girano veramente  i coglioni.

3) Lo chef ci omaggia del Domburi. Fresco intermezzo all’insegna della trota. Tuorlo e barbabietola. Riapre lo stomaco. Lo stomaco aspetta il seguente:

4) QFC, quaglia fritta, cavolo cinese e  cipollotto. Posso solo dire… Ciao.

5) Chiudo con un Ramen con brodo di pollo ficato. Cosa significa? Significa che il pollo mangia  solo fichi. Qui scatta la discussione sulla densità del brodo e sulla limpidezza. I brodi della cucina europea sono sempre strafiltrati e limpidi. Che spreco e che spettacolo. Sono tecniche differenti. La pasta del Ramen si lega ad un brodo non filtrato come può legarsi la panna ad un tortellino bolognese. Mi piace. Lo capisco. Non mi sento scemo. Evviva.

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PUNK-RISO CUBANO 264 374 chefnero

PUNK-RISO CUBANO

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Avete  mai provato ad ascoltare Maracaibo sostituendo Fidel a Miguel? Fatelo. È la canzone più politica che il mondo abbia ricevuto. Lo stesso Bob Dylan ha dichiarato che tutto il suo repertorio fa una pippa a Maracaibo. Sì, avete proprio capito bene: una pippa!

Ecco il seguito dell’intervista.
Giornalista: Lei, Bob, ha vinto il Nobel per motivi riguardanti la rivoluzione culturale e politica. Soprattutto negli anni 60 negli Stati Uniti. Alla luce di questo, cosa pensa del riso alla cubana?
Bob Dylan: Cioè, io penso a qualcosa che trovo dentro di me come una ispirazione di carattere maieutico ma  insomma, lo avrebbe detto anche Shakespeare, che ha già detto tutto, ed io continuo a ripeterlo , lo dicevo soprattuto negli anni 80, quando mi ero convertito al cattolicesimo per qualche anno e poi sono tornato ebreo. Lo dicevo anche prima di Shakespeare. Cioè prendi quello che trovi in frigo, ma poi una banana la devi avere. Come Lou Reed, tu sai cosa intendo. La Banana di Andy. Tu sai di Andy. Adesso porto spesso la sua parrucca quando gli sbirri hanno voglia di fermare una celebrità che se ne fotte. Lo diceva anche Martin.
Giornalista: Quanto è stata importante Cuba per lei? Per la sua alimentazione?
Bob Dylan: Io c’ero. Mi ricordo John che mi cercava per l’erba. Quel ragazzo fumava ma non la prendeva male. Cioè, Mr Tamburine era un cubano. Fortuna che avevo sempre i Ray Ban, tu sai cosa intendo. Ero un attaccabrighe. Li ho fatti fumare tutti. Quindi si, talvolta mangio cubano, però sia chiaro che ho detto talvolta. Si…
Giornalista: Cosa pensa di Maracaibo?
Bob Dylan: Se vuoi parlare di canzoni di gente che parla di politica che parla alla gente… cioè un gatto che si morde la coda… tu sai il problema dei gatti a Cuba. Tutti senza coda. Cioè la portano in bocca… tu sai cosa voglio dire… la coda in bocca… la censura.
Tutto il mio repertorio, che Joan non se la prenda, ma anche gran parte del suo gli fa una pippa!
Tu sai cosa intendo…

Pazzo. Malato. Deviato. Junk. Mad. Loco. Scoppiato. Folle. Privo di senno. Schizzato. Fottuto. Psyco. Mental. Pappa di cervello. Astruso. Spazzatura. Baia dei porci. Miami. Maracaibo. Fidel. Hemingway. Cohen. Rum. Prostituzione maschile. Milf. Dexter. Culi. Auto pastello. Che Che Che Che Che Guevara. Cha Cha Cha. Bailar. Revolucion. Platano. Banana. Rosario. Bernini. Cattedrali barocche. Spie. Americani. Coca cola. Embargo. Ketchup. Arroz. Uovo di Colombo. Terra dell’oro.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE
che lo fanno in Italia con quello che hanno in frigo, quindi i puristi, se dei puristi di questo piatto esistono possono pure tacere o fare commenti sulle loro community apposite.

360 grammi di riso carnaroli
2 banane
20 gr paprica
100 gr piselli
4 asparagi
1 tubetto di ketchup
4 uova
4 spicchi d’aglio
Olio evo
Sale e pepe qb

PROCEDIMENTO
Cuocete il riso in un tegame coprendolo d’acqua e lasciatelo cremoso e all’onda. In un altro tegame fate soffriggere l’aglio e saltate gli asparagi con i piselli. Salate e copriteli con le uova che devono restare ad occhio di bue, cremoso il tuorlo su cui macinerete sale e pepe a mulinello. Tagliate le banane a fattine e marinatele con la paprika. In un piatto mettete riso, uova, e banana. Chiudete il piatto con una bella abbondante spruzzata di ketchup.

RICETTE LETTERARIE

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PICCOLI PANINI CON VERDURE 300 430 chefnero

PICCOLI PANINI CON VERDURE

cuochimabuoni sublime food design piccoli panini con verdure

Troia non è solo una brutta parola. Troia non è solo un insulto alla voracità sessuale di una donna. Troia non solo il sinonimo di scrofa. Troia è anche l’altro nome di Ilio. Ilio è la città che da il nome all’Iliade. Non avrebbe potuto chiamarsi Troiade.
Te lo vedi Omero che scrive la Troiade? A parte che era cieco, a parte che forse non ha scritto un bel niente di quello che gli viene attribuito.
A parte che al tempo essere ciechi non era un handicap, bensì una spinta verso la visionarietà assoluta. A parte il fatto che non sappiamo niente di Omero.
Io però di Omero mi sono fatto un’idea che è la seguente:
Omero (il non vedente) era il racconto sacro, la parola che insegue la parola fino a costruire un racconto in versi perfettamente costruiti e sulla base di queste fondamenta abbiamo fondato ed edificato il nostro tessuto sociale. Cioè facciamo schifo. Facciamo schifo perché delle fondamenta ci dimentichiamo sempre. Le mettiamo sottoterra, le nascondiamo, le sotterriamo e le dimentichiamo. E sopra queste costruiamo merda, merda, merda fino al cielo. Allora io, alla luce di questo, ho pensato ad un pane che nasconde e rivela.
Per questo amo le palafitte, perché le fondamenta si vedono, però non ci abito perché è troppo umido.
Ho deciso di nascondere le verdure nel pane, ma non le solite verdure cotte e tristi che troviamo nei panzerotti o altri cosi dei bar. Verdure crude che lievitano e cuociono nel pane.
Il pane diventa un cavallo di Troia.
Il pane con le verdure diventa un monumento alle fondamenta.

INGREDIENTI (PER UNA DECINA DI PANINI)
200 gr di farina semi integrale
150 gr di farina di semola
190 ml di acqua
3,5 gr di lievito di birra in polvere
mezzo cucchiaino di zucchero
6 gr di sale
un cucchiaio di olio extravergine d’oliva
2 zucchine medie

PROCEDIMENTO
Frullare il cuore delle zucchine (estratto con l’apposito scovolino) e una parte della buccia , quindi mettere il composto in una ciotola e amalgamarlo con la farina ed il sale. Aggiungere lo zucchero ed il lievito sciolti nell’acqua con l’olio. Dopo aver impastato dividere il composto fra i bambini facendoli impastare per altri 5 minuti e quindi formare delle palline sulle quali verranno posti i cerchietti di zucchina che avrete ottenuto tagliando a fettine le zucchine bucate. Aspettare che i panini raddoppino e quindi infornarli a 180 gradi per 10 minuti.

Ricetta pubblicata sul Corriere della Sera il 14 Maggio 2017

RICETTE LETTERARIE

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LA PASTA MADRE 400 575 chefnero

LA PASTA MADRE

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Queste che state per leggere sono le istruzioni per creare un essere vivente. Ovviamente non parlo di amplessi, spermatozoi, ovuli e 9 mesi di delirio. Parlo della pasta madre. Quindi vi prego, prima di produrla, leggete attentamente quanto segue. Fare la pasta madre è un atto di responsabilità. Come il dottor Frankenstein creò il suo mostro per soddisfare una sua certa propensione nel sentirsi simile a Dio, o come mettere in forma un Golem di fango e mandarlo per le nebbiose strade notturne a vendicarsi dei torti da voi subiti.
La pasta madre è questo. Qualcuno la chiama “cagna”, altri “Gino”, chiamatela come volete ma dovrete battezzarla.
Nel momento in cui prederà vita dovrete nutrirla, pensarla, accarezzarla. Non è facile. Lo so, lo so che va di moda, e che oggigiorno siete tutti Hipster, e i vostri figli sono pure loro Hipster. Vi assicuro che prendersi cura della pasta madre non è come prendervi cura dei vostri risvoltini.

Sezione domande assurde:
1) Ma quando vado in vacanza cosa faccio?
2) Posso criogenizzarla?
3) È vero che vive più a lungo se la tengo coperta con lo sterco di gnu?
4) Possibile che quando telefono lei ascolti quello che dico?

Risposte serie:
1) Divertiti.

2) Prova a farla zigoviaggiare.
3) Lo gnu fai fatica a trovarlo, prova con quella dei piccioni.
4) Si, ma non gliene frega un cazzo di quello che dici.

INGREDIENTI PER CREARLA:
200 gr di farina
1 cucchiaio di miele oppure di yogurt oppure di frutta marcia
100 ml di acqua

PROCEDIMENTO:
In una ciotola capiente impastate tutto e fate una pallina liscia e soda. Prendete la pallina e portatela su un monte, appoggiatela sopra un altare, afferrate il vostro coltello, portatelo sulla superficie dell’impasto e mentre gli darete il nome formerete una croce al suo centro. Lasciatela riposare fuori dal frigo per 4 ore. Poi dovrete darle da mangiare ogni due giorni per almeno due settimane.

INGREDIENTI PER NUTRIRLA (PER 200 GR DI PASTA MADRE):
200 gr di farina
100 ml di acqua

Fatto questo, dopo 15 giorni proverete a fare il pane.
Vi do una semplice ricetta qui

RICETTE LETTERARIE